Museo

delle

MUMMIE

CENTRO DI DOCUMENTAZIONE

BARONIO VINCENZI

studi anatomici di Baronio Vincenzi

Baronio Vincenzi fu medico di medicina generale ma sviluppò anche un'attività chirurgica importante in un momento in cui, tra '500 e '600, la chirurgia si stava dotando di strumenti e metodologie d'intervento che la portarono ad avere pari dignità con la medicina. Baronio Vincenzi perfezionò e approfondì le proprie conoscenze mediche attraverso studi anatomici condotti sui corpi di persone decedute, nel rispetto di una tradizione di ricerca medico-scientifica che imponeva ai medici che praticavano la chirurgia la conoscenza della struttura e degli organi interni del corpo umano. Questo aspetto della sua attività di medico e chirurgo è stato riconosciuto e documentato attraverso il recupero e lo studio di alcuni reperti antropologici rinvenuti all'interno della cripta adibita a sepolcro dello stesso Baronio Vincenzi, oggi sede del Museo. Sebbene la manipolazione dei cadaveri fosse stata vietata dalla bolla pontificia "De sepolturis" di Papa Bonifacio VIII, tuttavia la dissezione dei corpi era comunemente praticata per scopi di studio e ricerca. Agli inizi del Rinascimento, grazie alla magistrale opera di Leonardo da Vinci e di Andrea Vesalio, si ebbe una ripresa degli studi di anatomia attraverso la dissezione dei cadaveri.

Calotta cranica di un individuo adulto sezionata con taglio progressivo per mezzo di una sega da osso. Il taglio, incerto e discontinuo, fu praticato perpendicolarmente alle ossa frontali, alcuni centimetri sopra le arcate orbitali per l'osservazione del cervello.

Cranio di individuo di sesso maschile, di circa 25-30 anni, privo della calotta cranica. Il cranio fu aperto e sezionato utilizzando una sega da osso. Il taglio principale, impreciso e incerto, fu praticato lungo il piano orizzontale, lasciando scoperto l'encefalo. Il taglio secondario, parallelo alle ossa nasali, consentiva l'osservazione degli organi e degli apparati della cavità orbitaria e dei seni paranasali di destra.

Cranio di un maschio giovane-adulto di circa 20-25 anni, con trapanazione e lunga soppravvivenza. La perforazione, di forma circolare, fu praticata sul lato sinistro della testa e interessò l'osso parietale, immediatamente sopra il temporale. I margini del foro si presentano regolari e arrotondati, con alcuni bottoni ossei neoformati legati alla crescita riparativa dell'osso. La trapanazione fu praticata con un trapano a corona dentata, o trapano ippocratico, utilizzato nella chirurgia del cranio dal IV secolo a.C. fino all'Età moderna. Il reperto costituisce l'unica testimonianza di trapanazione cranica nota fino ad oggi in Umbria.

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